La
rive gauche, ovvero il quartiere affacciato sulla sponda sinistra della Senna,
ha rappresentato per lunghi anni la dimora degli intellettuali eccentrici di Parigi, degli
artisti, creativi e libertini, che rifiutavano le regole tradizionali della società, per
darsi a una vita anticonvenzionale e, per l'epoca, rivoluzionaria.
Anche il fiume Congo, che taglia per quasi cinquemila chilometri la foresta dell'Africa Occidentale,
ha la sua
rive gauche: e i suoi protagonisti vanno ricercati tra i nostri piú
stretti parenti animali. Sulla sponda destra, diffusi in una vasta area che va dalla Guinea
fino alla Tanzania, vivono gli scimpanzé comuni; sulla sinistra, confinati in un'area
limitata della foresta del Congo, ex-Zaire, gli
scimpanzé alternativi: ovvero,
i bonobo.
Entrambe le specie sono molto vicine all'uomo: da un punto di vista genetico, è molto
difficile dire quale delle due si avvicini di piú alla nostra. Ma se tra gli
scimpanzé, di fatto, si osservano tutti i difetti e le esasperazioni della natura umana,
i bonobo sembrano invece adatti, come simbolo, a indicarci una possibilità diversa.
Gli scimpanzé comuni conoscono infatti la sopraffazione, l'arroganza e l'assassinio:
benché si tratti di creature sostanzialmente intelligenti e sensibili, capaci di
sentimenti e commozione, nella loro società le vessazioni e le violenze sono comuni,
più o meno quanto tra gli esseri umani. Gli scimpanzé ben conoscono la prepotenza
dei maschi sulle femmine, quella degli individui dominanti su quelli di rango inferiore, o le
autentiche battaglie etniche e territoriali tra gruppi diversi; devono fare i conti, qualche
volta, anche con l'infanticidio, la tortura e la guerra. Non si vuol dire, con questo, che
tutti gli scimpanzé siano violenti; ma senza dubbio è un fatto che per
loro, come per noi, questi istinti non siano estranei.
I bonobo hanno scelto un'altra via. La loro comunità è infatti libera,
allegra, e del tutto pacifica. Mai è stato osservato un bonobo uccidere un suo simile.
Mai è stato visto un adulto comportarsi in modo aggressivo con un piccolo, che fosse
o no un suo familiare stretto. Nessun maschio compete ferocemente con gli altri per il
possesso di una femmina; del resto, nessuna femmina accetterebbe di porsi come passivo
premio in palio per il vincitore. E soprattutto, i bonobo hanno collaudato una tecnica
efficacissima per risolvere conflitti e tensioni: riderci sopra facendo l'amore.
Il bonobo è forse l'unico animale, oltre all'uomo, a fare sesso ogni volta
che lo desidera, indipendentemente dall'istinto riproduttivo e dalla fertilità della
femmina. Ma per questi nostri disinvolti cugini il sesso non è una componente
specifica dell'esistenza, separata dal resto: esso permea qualunque aspetto della loro
vita, assumendo un ruolo di primo piano in ogni forma di rapporto sociale.
I bonobo fanno sesso per capirsi, per consolarsi, per far pace dopo un litigio,
per rilassarsi dopo un'impresa faticosa; fanno sesso anche senza arrivare ai rapporti
completi, inventandosi una gamma incredibilmente fantasiosa di giochi erotici e carezze
audaci; lo fanno sia eterosessuale sia omosessuale, in coppia, da soli o in gruppo; lo
fanno per incoraggiamento, per amicizia, o per gioco. I maschi stemperano con gesti e
contatti erotici la tentazione di aggredirsi e di competere tra loro; le femmine cementano
con abbracci e strofinamenti molto espliciti i loro forti legami di sorellanza morale,
che sono alla base dell'equilibrio del gruppo.
Tra i bonobo, nessun maschio è sicuro di quali siano i figli propri; nessun
maschio, quindi, aggredisce o molesta i piccoli, e tutti sono disposti ad aiutare e a
difendere qualunque cucciolo del gruppo. Maschi e femmine si muovono insieme,
in assoluta parità, formando piccoli gruppi per andarsene in cerca di cibo
durante il giorno; poi si riuniscono per passare la notte tutti vicini, su rifugi
costruiti sugli alberi, in una grande comunità che può contare anche più
di cento individui. Se due gruppi diversi si incontrano e puntano allo stesso albero da
frutta, invece di combattersi si accolgono e fanno amicizia attraverso contatti sessuali,
e poi si spartiscono il cibo in pace. Non si vuol dire che i bonobo non litighino
mai:
ma lo slancio fortissimo verso la collaborazione e la condivisione delle risorse riesce
sempre a smorzare ogni scontro, e a evitare che gli screzi degenerino in modo cruento.
Fare l'amore, non la guerra, quindi: vista la straordinaria capacità
dei bonobo di mantenersi pacifici e rilassati, sembra che il consiglio funzioni!
Maschi e femmine sono quasi uguali nelle dimensioni e nella forza fisica; gruppi di
individui dello stesso sesso - le femmine molto più dei maschi - stabiliscono
forti legami di alleanza e collaborazione tra
loro, ma questo non sfocia mai nella contrapposizione o nell'astio tra i due sessi. Al
contrario, i fortissimi legami tra madri e figli, che si mantengono per tutta la vita,
anche quando il figlio è adulto, influenzano i rapporti tra maschi e femmine
più di ogni altro fattore: è la gerarchia che si stabilisce tra le femmine
a guidare quella dei maschi, e sono i figli delle madri più autorevoli a guadagnarsi
ruoli di rispetto tra i loro compagni.
Agli occhi umani, la cooperazione e l'affetto tra maschi appariranno naturali, perché
di norma i maschi del gruppo sono tutti consanguinei stretti; ma i legami ancora più
forti che si stabiliscono tra le femmine possono invece stupirci, dato che le femmine adulte
di una stessa comunità non sono quasi mai imparentate tra loro. Solitamente,
infatti, per evitare eccessivi incroci tra consanguinei, le giovani femmine che si avvicinano
all'età fertile migrano verso altri gruppi; là ricominciano da capo
ad allacciare rapporti sociali, prima con le femmine più anziane e poi con i maschi,
sempre usando il sesso e la cooperazione come linguaggi privilegiati. Soltanto dopo qualche
anno, e soprattutto dopo aver messo al mondo il primo figlio, saranno integrate appieno
nella nuova comunità; se le alleanze tra maschi sono, in qualche modo, innate,
possiamo dire che quelle femminili sono ricercate e costruite apposta, con pazienza, con
forza e con decisione.
Le femmine diventano fertili attorno all'età di dieci anni, e mettono al mondo il
loro primo figlio qualche anno dopo; come gli esseri umani, partoriscono un solo piccolo
alla volta, molto raramente due. L'allattamento e le cure materne durano a lungo e le nascite
sono intervallate anche di cinque o sei anni; le sorelle maggiori si esercitano ad accudire
gli ultimi nati, e i legami fraterni tra i diversi figli della stessa madre rimangono stretti
anche dopo l'infanzia.
Qualcuno ha visto nella società dei bonobo quanto di più si avvicini,
in natura, a una certa idea di società matriarcale, che non siamo sicuri sia mai stata
realizzata in qualche comunità umana. Naturalmente, ha i suoi pro e i suoi contro, e
non si vuole qui proporla come modello assoluto! Il punto importante è che i bonobo
smentiscono clamorosamente l'idea che guerra, sopraffazione e legge del più forte siano
iscritte indelebilmente nella "
nostra natura". Se le due specie a noi più
simili, apparentemente quasi uguali tra loro, hanno comportamenti così diversi, vuol
dire che il ventaglio delle possibilità è molto ampio, e che da ogni esempio
può valere la pena di imparare qualcosa!
L'unica minaccia che incombe su questa specie, testimonianza preziosa dei nostri legami con
la natura... siamo proprio noi stessi. Guerra, bracconaggio e deforestazione selvaggia
minacciano drammaticamente l'habitat dei bonobo, ridotti ormai a poche migliaia. Tutte le
altre grandi scimmie antropomorfe, (scimpanzé, gorilla, orango) sono a rischio
di estinzione, ma la situazione del bonobo è la più critica di tutte.
Alcuni studiosi ritengono che scimpanzé (
Pan troglodytes),
bonobo (
Pan paniscus) e uomo (
Homo sapiens) siano tanto simili da non poter
giustificare in nessun modo la loro classificazione in due generi diversi (
Homo
e
Pan). Secondo questo punto di vista, l'identità profonda
delle tre specie, che si decida di chiamarla
Pan o
Homo, deve essere
riconosciuta come uguale; l'uomo sarebbe così la terza specie di scimpanzé, la
più fortunata, gravata dunque del serio impegno morale di salvare le altre due.
Adoperarsi per non lasciar scomparire il nostro parente più stretto, simbolo
vivente di una possibile riconciliazione con la nostra natura, potrebbe essere una sfida
etica davvero importante per l'uomo. E poi, etica a parte, il mondo non sarebbe un po'
meno divertente senza i bonobo?