Nel profondo cuore del Congo, le leggende narrano di un'ombra sfuggente, quasi
umana, una scimmia talmente simile a noi che alcune popolazioni indigene credono
che stia tentando di diventare umana. Questa misteriosa scimmia è sempre rimasta
ai margini della fama riconosciuta ai suoi cugini, lo scimpanzé, il gorilla e
l'orango. In effetti, la maggior parte della gente non sa nemmeno che esista.
Occhio al bonobo. Il bonobo (
Pan paniscus) è stata l'ultima scimmia
antropomorfa ad essere studiata dalla scienza moderna e, a meno che le iniziative
di protezione non si intensifichino immediatamente, potrebbe essere la prima a
estinguersi. Queste rare scimmie vivono nella regione centrale del bacino del fiume
Congo, la seconda foresta pluviale sulla Terra per dimensioni, e l'area di maggiore
biodiversità in Africa. Esistenti in un solo paese, la Repubblica Democratica
del Congo (DRC), una regione ricca di risorse, oggi martoriata dalla guerra civile
e da un'occupazione straniera, i bonobo fronteggiano un destino paradossale.
Contraddistinti dalla loro società matriarcale e pacifica, e dalla loro natura
affettuosa, i bonobo sono diventati vittime della violenza umana.
I bonobo vengono cacciati in misura sempre maggiore sul loro territorio, e ben poco
si fa per proteggerli. La loro popolazione, che era già esigua, sta diminuendo
e disgregandosi. Nessuno sa quanti bonobo sopravvivano attualmente. Le stime spaziano
dai cinquemila ai ventimila, ma non esistono prove sufficienti a sostenere alcuna
affermazione. Sappiamo che i bonobo sono scomparsi da diverse zone dove in passato
vivevano indisturbati. I tabù tradizionali, che una volta ponevano i bonobo
al sicuro dalla caccia, stanno crollando di fronte alla disperazione economica e
alla pressione demografica umana. I bonobo vengono uccisi in numero sempre maggiore,
sia per mangiare, sia per guadagnare con il traffico clandestino di carne, che sta
devastando la fauna selvatica in tutta l'Africa centrale.
A differenza dei loro parenti stretti, gli scimpanzé (
Pan troglodytes),
che hanno una società competitiva e dominata dai maschi, e che combattono
autentiche guerre territoriali tra gruppi, i bonobo hanno una cultura matriarcale,
tenuta unita dalla collaborazione, dalla condivisione e da un uso creativo del sesso.
I bonobo vivono in gruppi numerosi, nei quali la convivenza pacifica è la norma.
Le femmine rivestono i ruoli dominanti, e sono i figli delle femmine di rango elevato
ad essere considerati autorevoli tra i maschi. Le alleanze tra femmine sono la
fondamentale forza unificante.
I bonobo dimostrano come una società complessa possa essere strutturata con
successo sulla cooperazione, piuttosto che sulla competizione. Essi mostrano molte
delle caratteristiche che noi umani dovremmo emulare, per assicurarci la sopravvivenza
nostra e quella dell'intero pianeta.
Soprannominati "scimmie a luci rosse", i bonobo incarnano realmente l'ideale degli
anni Sessanta di
fare l'amore, non la guerra. Fanno moltissimo l'amore, e lo
fanno in ogni modo immaginabile. Per i bonobo il sesso va al di là dell'istinto
riproduttivo, come avviene negli umani. I bonobo sono bisessuali, o meglio, come
sostiene lo psicologo Frans de Waal,
pansessuali. Il sesso permea quasi tutti
gli aspetti della loro vita quotidiana. I contatti erotici, sia con individui dello
stesso sesso che dell'altro, hanno la funzione di tenere uniti, di condividere risorse,
e di mantenere la pace. Quando due gruppi diversi di bonobo si incontrano nella foresta,
si salutano con atti sessuali e condividono il cibo, invece di combattersi. A differenza
delle altre scimmie, i bonobo si accoppiano spesso in posizione frontale, guardandosi
negli occhi.
L'anatomia del bonobo è sorprendentemente simile a quella del nostro più
antico antenato ominide, l'
Australopithecus. Camminano eretti più spesso
e più facilmente di qualunque altra scimmia. Il popolo dei Mongandu della foresta
del Congo narra questa leggenda: un giorno, tutti gli animali si presentarono a Dio
chiedendogli di dare loro la coda, che non avevano. Dio stabilì che avrebbero
ricevuto una coda solo gli animali che non stanno eretti. Il bonobo, con tutti gli
altri animali, rispettò questa legge. Mentre si mettevano in fila per prendersi le
code, il bonobo avvertì un fastidioso bisogno di grattarsi la schiena. Dimenticò
la regola prescritta da Dio, e continuò ad avanzare grattandosi la schiena, camminando
sulle sole zampe posteriori. A quella vista, Dio lo respinse e disse: "Vai via di qui,
perché tu non sei un animale che possa avere la coda. In realtà, sei un
essere umano."
Le insolite strutture sociali, comportamenti sessuali e capacità intellettive
dei bonobo rivelano indizi significativi sulle radici della natura umana. Creature
profondamente sensibili e consapevoli, i bonobo rendono sfumata la linea di separazione
tra animali e uomini. Molto di ciò che sappiamo sulla mente e sulle emozioni dei
bonobo viene da due soggetti molto speciali, Kanzi e sua sorella Panbanisha, che
attualmente vivono al Centro di Ricerche Linguistiche della Georgia State University,
vicino ad Atlanta. Sotto la guida della dottoressa Sue Savage-Rumbaugh, questi bonobo
hanno imparato a comprendere l'inglese parlato e riescono a comunicare tramite un
linguaggio di segni. I bonobo "parlano" indicando su un tabellone dei lessigrammi
o simboli, che corrispondono a parole.
Kanzi e Panbanisha sono stati sicuramente i miei migliori maestri, e hanno ispirato
le mie attività per la protezione dei bonobo più di chiunque altro.
Avere a che fare con loro è stata una delle esperienze più divertenti
e più istruttive della mia vita, e sarò sempre grata a Sue Savage-Rumbaugh
per avermene aperto le porte. Il primo giorno che ho avuto un contatto diretto con
Panbanisha, diversi anni fa, andammo a fare una passeggiata nel bosco che circonda
il laboratorio. Panbanisha ama giocare a nascondino, e volle nascondersi con me.
Trovammo un posticino isolato sulla riva del fiume e ci accucciammo insieme sotto
un arbusto. Quando il cercatore di turno esclamava: "Panbanisha! Dove sei?", lei
si voltava verso di me, con occhi attenti e cauti, come per dire: "Silenzio, non
ti muovere!". Sperimentai lo stesso genere di cameratismo che conoscevo da bambina,
quando mi nascondevo insieme alla mia migliore amica, in fuga da nemici immaginari.
Quando poi ci fermammo per riposare e mangiare qualcosa, Panbanisha cominciò a
coccolarmi, pettinando i miei capelli con le dita e seguendo con attenzione il contorno
del mio viso. Quando scoprì una ferita sul mio polso, la indicò, aggrottando
la fronte, ed emettendo lievi versi con aria preoccupata da crocerossina. Poi disse:
male, attraverso la sua tastiera. Una volta convinta che quel
male non
era
brutto, procedette tagliandomi tutte le unghie con i denti! Abile come
un'estetista, Panbanisha tolse la scorza a un bastoncino facendogli una punta aguzza,
e poi lo usò per ripulire ciò che restava delle mie unghie, occupandosi meticolosamente
di tutte le dita, uno per uno. Questo è fare amicizia alla maniera dei bonobo.
Ero intimidita e commossa per essere stata accettata da Panbanisha, quanto lei era
contenta di essersi fatta una nuova amica.
Oggi, Panbanisha ha raggiunto l'età adulta, e ha avuto due figli. La profondità
della sua coscienza e della sua intelligenza è tangibile: la si può sentire anche
solo guardandola negli occhi. È chiaro, a tutti quelli che conoscono lei e Kanzi,
che essi sono capaci di molto di più di tutto ciò che hanno dimostrato, anche
in quegli esperimenti scientifici che hanno spalancato orizzonti del tutto nuovi.
D'altra parte, anche in natura, è chiaro che i bonobo hanno un complesso
sistema di comunicazione, che usano per coordinare i loro movimenti attraverso la
foresta, suddividendosi in piccoli gruppi per andare in cerca di cibo durante il
giorno, e riunendosi nuovamente per la notte. Quando i bonobo si raccolgono sugli
alberi per preparare i loro ripari notturni, riempiono il tramonto con una sinfonia
di trilli da soprano. Le loro vocalizzazioni acute somigliano ai canti di uccelli
esotici, rispetto ai più gutturali richiami degli scimpanzé. I nativi
Mongandu che vivono a contatto con i bonobo alla base di ricerca di Wamba usano
ancora, nella foresta, un linguaggio di fischi che ricorda in modo impressionante
i richiami dei bonobo.
Possiamo imparare molto dai bonobo, e soffriremmo una perdita enorme se permettessimo
che queste scimmie amorevoli e intelligenti scompaiano.
Fortunatamente, esiste una speranza. Dopo sei anni di guerra civile, il processo
di pace sta facendo finalmente dei passi avanti nella DRC, ed è ora possibile
riprendere le attività di protezione nell'habitat dei bonobo. C'è un
bisogno urgente di risvegliare globalmente una certa consapevolezza, e di mobilitare
le iniziative di conservazione della natura nel Congo. Se la guerra nel Congo finirà,
azioni organizzate potranno cominciare a proteggere i bonobo e il loro ambiente, e
a elevare queste scimmie al rango di tesoro nazionale e di simbolo di pace.