Parola di bonobo!


di Lisa Maccari

dal Corriere del Ticino, 24 gennaio 2003




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Immaginiamo una scimmia che comunica con gli umani tramite gesti e simboli. Aggiungiamo che abbia imparato a maneggiare strumenti, a scheggiare sassi e a usarli per tagliare, come i nostri antenati della preistoria. Si potrebbe commentare, con un'espressione ormai fuori moda, che a quell'animale manchi solo la parola. E invece il geniale Kanzi, un vero e proprio intellettuale tra le scimmie antropomorfe, ci smentisce attraversando anche quell'ultima barriera: avrebbe infatti dimostrato di saper utilizzare dei suoni articolati, per indicare significati ben precisi. Lo rivelano i ricercatori del dipartimento di psicologia dell'Università della Georgia, ad Atlanta, negli Stati Uniti. Erano stati loro a istruirlo, fin dall'età di pochi mesi, a esprimersi con un linguaggio simbolico; ma ora ammettono che i successi dell'allievo superano ogni aspettativa dei suoi insegnanti.

Kanzi è un esemplare maschio, di circa vent'anni, della rara specie dei bonobo, considerati in passato una varietà di scimpanzé, ma poi riconosciuti come una specie distinta: entrambe appartengono al genere Pan, e sono considerate le scimmie geneticamente più vicine all'uomo. Benché siano molto simili agli scimpanzé, i bonobo hanno sviluppato abitudini e struttura sociale estremamente diverse: la loro comunità è pacifica, poco gerarchica, mantenuta in equilibrio dalle alleanze tra femmine, piuttosto che dal dominio maschile. A differenza degli scimpanzé che, come gli umani, conoscono benissimo la guerra territoriale, l'assassinio e la violenza, i bonobo risolvono le liti tramite un uso disinvolto e creativo del sesso e dei contatti fisici. Giochi e carezze esplicite stemperano tensioni e paure, scongiurando il rischio di scontri cruenti.

Il gruppo di Atlanta, guidato da Sue Savage-Rumbaugh, lavora dagli anni Settanta sulle capacità comunicative di bonobo e scimpanzé. Le scimmie sono state addestrate a esprimersi con un vocabolario di simboli riportati su un tabellone o sulla tastiera di un computer ; si sono dimostrate capaci di comunicare volontà, emozioni e scelte, e di comporre frasi paragonabili a quelle di un bambino di due o tre anni. La novità che ha lasciato allibiti gli stessi ricercatori, però, sta nell'uso di un linguaggio verbale: Kanzi avrebbe infatti imparato da solo, senza nessun invito, ad articolare vocalmente dei suoni differenziati, che ricorrono regolarmente indicando semplici concetti, abituali nella sua vita quotidiana: uva, banana, succo, sì. I suoni pronunciati non somigliano affatto alle corrispondenti parole del vocabolario inglese, che Kanzi comprende senza difficoltà: si tratterebbe quindi dei fondamenti di una lingua privata, inventata da Kanzi stesso, ma a suo modo coerente. Non mancano le critiche e gli inviti a non esagerare l'interpretazione del fatto, che richiede ancora molti approfondimenti. Ma, se le parole di Kanzi saranno confermate, i sostenitori dell'unicità assoluta del linguaggio umano dovranno incassare un nuovo duro colpo, e guardare con maggiore empatia e rispetto a questi nostri sorprendenti cugini.





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