Introduzione
Nel 1995, mentre facevo un'inchiesta sulla caccia alle specie protette, giunsi a Kinshasa,
in quello che allora si chiamava Zaire. Richiesi un'intervista al signor Ongaro, direttore
generale della compagnia Siforzal, la più grande impresa della nazione nel campo del
legname. Mi fu detto che tutti i rapporti con i media stranieri e le questioni di tutela
ambientale erano gestiti dalla sede centrale della Danzer a Reutlingen, in Germania.
Scrissi alla Danzer chiedendo di visitare le loro aree di concessione nel corso del mio
successivo viaggio. Mi fu risposto che era stata presa la decisione di non invitare più
rappresentanti di alcuna ONG straniera, a causa della "cattiva pubblicità" che
l'industria del legname aveva ricevuto sui media occidentali. Fui in seguito informato che
la Siforzal stava invece lavorando con alcune ONG locali. Chiesi che mi venissero forniti
dettagli su queste organizzazioni, e copie di documenti che fossero stati stilati. Chiesi
anche se potevo incaricare un rappresentante di qualcuna di queste ONG locali di visitare
una delle aree di concessione. Non mi fu mai risposto.
A metà del 1996, ricevetti la copia di una relazione stesa da due ricercatori belgi
che studiavano i bonobo nella regione di Lomako. Essa affermava: "
la situazione dei
bonobo sembra molto critica lungo il fiume Yekokora. Uomini della tribù Ngombe si
stanno spingendo da nord nella regione, per cacciare. Si tratta di cacciatori molto efficienti,
che catturano quante più prede possibile, e poi si spostano in un'altra zona quando la
foresta è rimasta vuota. Dopo di che, vendono la carne ai lavoratori della Siforzal, che sta
sfruttando la foresta sulla riva destra dello Yekokora. Grazie a questa compagnia, il
trasporto di carne affumicata - compresa quella dei bonobo - e di giovani esemplari di bonobo
vivi, è diventato facile"
All'inizio del 1997, chiesi nuovamente di essere ammesso in visita ad una concessione
in occasione di una successiva visita nello Zaire. Fui informato dal signor Herzog,
della Danzer Furnierwerke, che la posizione dell'azienda era rimasta immutata e che non
sarei stato gradito.
L'indagine
A metà febbraio del 1998, tornai nuovamente in Africa Centrale. Durante il mio
soggiorno nella Repubblica Democratica del Congo, io e alcuni amici decidemmo, su richiesta
di Reinhard Behrend, dell'associazione
Rettet den Regenwald, di visitare la concessione
Siforzal di Mentole sulla riva sud del fiume Congo. L'obiettivo era quello di chiarire la
situazione della conservazione dei bonobo in quelle zone, e il ruolo che la deforestazione
gioca in proposito.
Sfortunatamente, i risultati non furono incoraggianti, e per molti versi si mostrarono
profondamente contraddittori con le dichiarazioni fatte nei vari documenti provenienti
dalla Danzer, e indirizzati alla
World Society for the Protection of Animals e alla
Rettet den Regenwald, sull'argomento "Caccia ai primati nell'Africa centrale".
Per due settimane viaggiammo lungo ampi tratti dei fiumi Lopori, Yekokora e Lotondo.
Parlammo con decine di abitanti, capi villaggio, dipendenti ed ex dipendenti della
Siforzal-Danzer (oggi
SIFORCO), missionari, funzionari di un'altra compagnia
concessionaria di un'area confinante, e molti cacciatori. Sottoponemmo ogni informazione
a controlli incrociati da fonti diverse, e registrammo molte delle interviste. La
conclusione a cui siamo giunti è che la Siforzal è per molti aspetti
direttamente o indirettamente implicata nella commercializzazione della selvaggina di
contrabbando e nella caccia di frodo dei bonobo e di altre specie protette.
Ecco i punti principali, che faranno parte di un resoconto più dettagliato:
Molti dei fucili calibro 12 usati nella regione sono prodotti nelle officine di questa
concessione. I cacciatori li ordinano ai lavoratori della Siforzal, e il tempo di consegna
è in genere di circa due mesi. I nostri informatori presumevano che materiali e
attrezzature della Siforzal fossero usati per produrre queste armi (ne abbiamo anche
fotografata una, che era esplosa in faccia a un cacciatore).
Le imbarcazioni della Siforzal vengono usate per rifornire di cartucce praticamente
tutta la regione. Venditori indipendenti viaggiano a bordo trasportando munizioni, ma
il mercato sembra in gran parte controllato dai capitani delle barche e dal direttore
del personale, il signor Lobilo (ci è stato detto che le cartucce arrivano,
occasionalmente, anche con l'aereo della compagnia). Le munizioni sono vendute nei
negozi al porto della Siforzal, nei diversi luoghi di mercato, e nei pressi della
residenza del direttore del personale. Quando arrivammo, la vecchia fornitura era
esaurita, a causa della temporanea chiusura della fabbrica di munizioni MACC a Pointe
Noire, Congo. Il giorno in cui ripartimmo, erano arrivate cinquanta casse da 2500
cartucce, il che avrebbe significato, secondo le stime che facemmo con i cacciatori,
dai cinquanta ai cento bonobo abbattuti giù dagli alberi.
Quando le squadre di taglialegna partono al mattino, fino a sei cacciatori viaggiano
sullo stesso veicolo. Generalmente, anche uno o due operai della compagnia portano
con sé le proprie armi e munizioni. Vengono quindi autorizzati dal caposquadra
a non partecipare al lavoro e passano la giornata cacciando, per poi ritornare a sera
sullo stesso veicolo, e dividendo con gli altri parte del loro bottino. Oltre a questi
dipendenti dell'azienda, vengono presi a bordo anche cacciatori professionisti, e fatti
scendere lungo il tragitto, o alla fine del percorso, seguendo lo stesso schema. Lo
stesso avviene per le squadre esplorative: trascorrono fino a due settimane nella
foresta per le attività di sopralluogo, e sono accompagnate da uno o due dipendenti
della società in vesti di cacciatori, riforniti con cinquanta cartucce.
In passato, quasi tutta la carne così ottenuta era mangiata dai duecento e
più dipendenti stessi. Ma negli ultimi due anni, la maggior parte è
stata trasportata fino a Kinshasa sulle barche e zattere della Siforzal. Sembra
che questo abbia coinciso con la decisione della compagnia di sospendere il divieto di
accesso a passeggeri sulle imbarcazioni che trasportano la legna; da allora,
i dipendenti e le loro mogli possono disporre di viaggi gratuiti. Di conseguenza,
molte mogli di lavoratori sono diventate trafficanti di selvaggina, comprando
la carne dai cacciatori lungo il corso dei vari fiumi, o al mercato che si tiene ogni
due mesi a Bompindo, e poi trasportandola fino alla capitale (abbiamo visto e filmato
diverse carcasse affumicate di bonobo, malgrado in quel periodo ci fosse una grave
scarsità di munizioni).
In almeno due occasioni, un uomo descritto come "invalido", ha comprato bonobo orfani per
800000 NZ [
nuovi zaire, la moneta corrente nel Congo
] a quello stesso mercato, e li ha condotti fino a Kinshasa su barche della Siforzal.
In molti villaggi, e al mercato stesso, abbiamo trovato pesanti cavi d'acciaio, di quelli
che sono usati per tenere insieme le zattere del legname. Erano in vendita in tratti di
lunghezza standard di un metro e mezzo. Vengono distesi al suolo per fare delle trappole,
e ci è stato confermato che tutti quei cavi arrivano - o forse sono rubati - dai
magazzini della Siforzal.
Parlando con i cacciatori che hanno battuto zone in cui la Siforzal ha lavorato in
precedenza, come Issanzani, Beongo, Mentole e Lomoko, ci è stato confermato che,
quando la base si sposta, non rimane praticamente traccia di bonobo, o comunque certamente
nessun gruppo in grado di sopravvivere.
Tutto questo mi riporta alla mente l'affermazione della Danzer, che avrebbe accettato
di smettere di tagliare alberi "nella concessione" e di abbandonare una delle vecchie
basi, perché il WWF potesse trasformarla in una zona di protezione dei bonobo.
In base alle informazioni apprese come sopra, mi sorprende molto che il WWF abbia
accettato questa offerta, dato che non ha molto senso proteggere i bonobo là
dove non ce ne sono più. La cosa da fare sarebbe stata assicurarsi una parte
della concessione che non fosse ancora mai stata toccata, con l'impegno che non lo
sarebbe mai stata: come l'area protetta proposta tra i fiumi Lomako e Yekokora, che fa
parte di una concessione Siforzal che si presume essere tornata sotto il controllo statale.
Con queste premesse, siamo andati a incontrare funzionari forestali a Kinshasa, che
ci hanno fornito documentazione sullo stato della concessione attuale (compresa la
citata area protetta): essa sembra essere stata restituita allo Stato con l'accordo
firmato dal signor Hans Jorg Danzer il 15 marzo del 1989, secondo il quale 821573
ettari sarerebbero "
retrocedé a la République du Zaire". Questa
stessa area è contrassegnata sulla corrispondente mappa aggiornata, come
"
arrêté" [
chiusa]. In ogni caso,
la Siforzal sta ancora abbattendo piante nel pieno di questa regione. Analogamente,
la regione di Beongo, che risulterebbe abbandonata, fa parte oggi di una nuova concessione
(come dalla convenzione n. 0057/CAB/MI CNT/94 del 05/07/94). Nessun altro documento
era disponibile, e sarebbe interessante sapere in base a quale accordo la Siforzal stia
ancora disboscando nell'area K7.
Non sono un esperto di foreste, e non sono in grado di giudicare fino a che punto la
compagnia rispetti le leggi locali in materia, o i criteri stabiliti dal FSC (
Forest
Stewardship Council). Ma,
se quello che sta accadendo alla fauna è un indicatore valido, allora concludo
che la Siforzal è molto lontana dal poter certificare il suo legname come in
regola secondo il FSC. La Danzer esibisce anche un
URSPRUNGSZEUGNIS
[
certificato di provenienza],
in cui il ministro dell'Ambiente allora in carica conferma
che le operazioni di abbattimento degli alberi rispettano la legge su ogni punto, che
per prelevare il legno vengono usati i macchinari e le tecniche più all'avanguardia,
e che la quantità asportata è ecologicamente sostenibile. Se le cose
stanno così, perché la Siforzal/Danzer non ha ancora proceduto a farsi
certificare seriamente?
Per quanto io non sia nemmeno un esperto delle condizioni sociali dei lavoratori del
posto, parlando con la popolazione locale ho compreso chiaramente che ciò che
è stato affermato in vari punti della corrispondenza è molto diverso dalle
storie che loro raccontano.
La Danzer dichiara: la Siforzal rifornisce i suoi dipendenti con miglio, riso e manioca.
Gli interessati affermano di non ricevere niente del genere.
La Danzer dichiara: la Siforzal offre assistenza sanitaria ai suoi dipendenti e alle
loro famiglie, come pure istruzione scolastica ai loro figli. Questo è vero,
nel senso che esiste un dispensario, e che è gestito da un'infermiera. Non è
presente nessun medico. Quanto alla scuola, sono i genitori a pagare per stipendiare
un insegnante, attraverso una cooperativa che chiamano VIP.
La Danzer dichiara: le persone che lavorano nelle concessioni sono native della regione.
Ci è stato detto che solo all'incirca la metà vengono da quelle aree, e
che tra questi solo pochissimi appartengono all'etnia Mongo, che realmente considera
come proprio territorio la parte di foresta in cui si sta attualmente tagliando. I missionari
ci hanno detto che, ogni volta che la base operativa della concessione si sposta,
molti dipendenti vengono licenziati. La loro liquidazione non viene pagata in contanti,
ma con merce che altrimenti sarebbe buttata via, ad esempio materiali per l'edilizia o
pezzi di ricambio; e non a caso, in quei periodi, il mercato di Basankasu è pieno
di quegli scarti.
La Danzer dichiara: i nativi vivono, con le famiglie, nelle loro comunità
tradizionali. Ciò che abbiamo filmato con riprese aeree erano quattro file di
capanne di fango con tetti di paglia, in uno spiazzo nudo spianato con le ruspe. Più
simile a una baraccopoli che ai villaggi tradizionali che abbiamo visitato.
La Danzer prosegue: riteniamo in generale che in Africa la caccia faccia parte dei
diritti tradizionali delle popolazioni indigene. Il punto è: i fucili, le cartucce,
il commercio di cacciagione, le trappole fatte con cavi d'acciaio, i furgoni e le barche
che trasportano carne affumicata, non sono esattamente tradizionali, se si parla di
caccia. Molte aree forestali sono battute da gruppi di persone - in qualche caso attirate
dalle manovre della Siforzal - che non sono da considerare native del luogo, e che non
hanno alcun diritto tradizionale di caccia su di esso.
Conclusioni
Al ritorno a Kinshasa, abbiamo incontrato due volte il signor Kalinda Kimanuka, che
presiede una nuova ONG per la conservazione ambientale: la
Organization pour la
Protection de L'Environment au Congo, che opera dal di fuori degli uffici Siforzal.
È apparso molto sincero nella sua intenzione di mantenersi indipendente e di
darsi da fare per salvare ciò che resta della popolazione dei bonobo. Ho sostenuto
che fosse necessaria una replica immediata, e suggerito che forse la Danzer/Siforzal
poteva ora acconsentire a invitare me, Kamanuka, e un rappresentante di una ONG locale
(
Les Amis des Animaux au Congo) a visitare tutte e tre le concessioni, per
illustrare al personale e ai dirigenti perché si renderanno necessari cambiamenti
radicali, e perché le ONG estere e gli acquirenti dei prodotti Siforzal non
avrebbero più accettato la situazione. Far giungere il messaggio ai lavoratori,
che a tutt'oggi sembrano considerare il diritto di bracconaggio come un
fringe
benefit della ditta, potrebbe rendere più facile per la dirigenza della
Siforzal l'indurre questi cambiamenti. Una tale iniziativa potrebbe anche essere
documentata dai media per mostrare come queste azioni siano possibili e siano in corso.
Tengo comunque a puntualizzare che una tale azione non implicherebbe in alcun modo
un passo verso un riconoscimento di disboscamento sostenibile, che dovrà basarsi
su molti altri aspetti, come stabilito dal FSC.
Propongo che si organizzi un incontro con i responsabili decisionali della Danzer
in Germania, con carattere di urgenza. Queste risoluzioni e proposte di azione dovranno
essere discusse, e allo stesso tempo si dovrà esporre la posizione ufficiale
della compagnia alla comunità degli operatori per l'ambiente e ai media.
Karl Ammann
Nanyuki, Kenya, 7 febbraio 1998