FRANS B. M. de WAAL ha seguito studi di etologia secondo la scuola europea, e ha
conseguito il PhD all'università di Utrecht nel 1977. Dopo una campagna di
studi durata sei anni sulla colonia di scimpanzé nello zoo di Arnhem, si è
trasferito dal 1981 negli Stati Uniti per lavorare su altre specie, compresi i bonobo.
Attualmente è research professor al Yerkes Regional Primate Research Center ad
Atlanta, e professore di psicologia alla Emory University.
In una congiuntura storica in cui le donne esigono la parità con gli uomini, ecco
che la scienza arriva con un gradito regalo al movimento femminista. Gli scenari
evolutivi incentrati sul maschio - l'uomo cacciatore, l'uomo costruttore di strumenti,
e così via - sono oggi minacciati dalla scoperta che le femmine giocano un ruolo centrale,
forse perfino dominante, nella vita sociale di uno dei nostri parenti più prossimi.
In pochi, recenti anni, sono stati infatti ricomposti molti frammenti sparsi di conoscenze
riguardanti una scimmia antropomorfa relativamente sconosciuta, che ostenta un repertorio
di comportamenti poco ortodossi: il bonobo.
Il bonobo è stato uno degli ultimi grandi mammiferi ad essere scoperto dagli scienziati.
Questa creatura fu identificata per la prima volta nel 1929 in un museo coloniale belga,
molto lontano dal suo lussureggiante ambiente africano. Un anatomista tedesco, Ernst
Schwarz, stava esaminando un cranio che, date le sue piccole dimensioni, era stato attribuito
a un giovane scimpanzé, quando si rese conto che invece apparteneva a un adulto. Schwarz
dichiarò di essersi imbattuto in una nuova sottospecie di scimpanzé. Ma ben presto
all'animale fu riconosciuto lo status di specie completamente distinta all'interno
dello stesso genere dello scimpanzé, il genere
Pan.
Il bonobo fu ufficialmente classificato come
Pan paniscus, ossia "piccolo Pan". Ma credo che,
se gli scopritori avessero conosciuto allora quello che oggi sappiamo, sarebbe stato scelto
un altro nome. Il vecchio nome tassonomico dello scimpanzé,
Pan satyrus, che si
rifaceva al mito delle scimmie antropomorfe viste come satiri lussuriosi, sarebbe stato
perfetto per il bonobo.
La specie è ben caratterizzata come egualitaria, centrata sulla femmina, e usa a
sostituire il sesso all'aggressione. Mentre nella maggior parte delle altre specie il
comportamento sessuale costituisce una categoria ben distinta, nel bonobo esso è
parte integrante di tutte le relazioni sociali - e non solo di quelle tra maschi e femmine.
I bonobo fanno sesso praticamente in tutte le possibili combinazioni (anche se tali
contatti sono inibiti tra parenti molto stretti). E le interazioni sessuali avvengono
tra i bonobo più spesso che tra tutti gli altri primati. Nonostante la frequenza
dell'attività sessuale, il tasso di riproduzione dei bonobo in natura è
circa uguale a quello degli scimpanzé. Una femmina mette al mondo un solo piccolo
alla volta, a intervalli di cinque o sei anni. I bonobo, dunque, condividono con la
nostra specie almeno una caratteristica molto importante: una parziale separazione tra
riproduzione e sessualità.
Un parente prossimo
Queste scoperte ci impongono molta attenzione, dato che il bonobo condivide con noi
più del 98 per cento del patrimonio genetico: è quindi più vicino
a noi di quanto, ad esempio, la volpe sia simile al cane. Si ritiene che la separazione
tra la linea evolutiva degli umani e quella di scimpanzé e bonobo sia avvenuta
non più di otto milioni di anni fa. La differenziazione tra scimpanzé e
bonobo sarebbe poi avvenuta molto più tardi, forse innescata dalla necessità
dello scimpanzé di adattarsi ad ambienti relativamente più spogli e
più secchi [si veda: "East Side Story: The Origin of Humankind," di Yves Coppens,
Scientific American, maggio 1994].
Al contrario, i bonobo, probabilmente, non si sono mai allontanati dalla protezione
degli alberi. Il loro habitat attuale è ristretto alle foreste umide a sud del
fiume Congo, dove ne sopravvivono, forse, non più di diecimila esemplari (dato
il basso tasso di riproduzione della specie, la rapida distruzione del suo ambiente
tropicale, e l'instabilità politica in Africa centrale, ci sono ragioni di
preoccuparsi molto per il loro futuro).
Se questo modello evolutivo di continuità ecologica è corretto, il
bonobo potrebbe aver subito meno trasformazioni degli umani, e anche degli scimpanzé.
Potrebbe assomigliare molto all'antenato comune di tutte e tre le specie. In effetti,
negli anni Trenta Harold J. Coolidge - l'anatomista americano che assegnò al bonobo
il suo effettivo status tassonomico - suggerì che questo animale potesse essere
più simile al progenitore comune, poiché la sua anatomia è meno
specializzata di quella dello scimpanzé. Le proporzioni delle parti del corpo
del bonobo sono state paragonate con quelle delle australopitecine, una forma pre-umana.
Quando queste scimmie stanno in piedi o camminano erette, sembrano essere saltate fuori
direttamente da una ricostruzione artistica dei primi ominidi.
Fino a non molti anni fa, il babbuino della savana veniva considerato il miglior modello
vivente per gli antenati degli umani. Questo primate è adattato per il tipo di
condizioni ecologiche che i preominidi possono aver fronteggiato una volta scesi dagli
alberi. Ma alla fine degli anni Settanta gli scimpanzé, che sono imparentati
molto più strettamente con noi, divennero il modello preferito. Caratteri
osservati negli scimpanzé - tra i quali la caccia di gruppo, la condivisione
del cibo, l'uso di strumenti, forme primitive di "politica" per il potere e di guerra -
erano assenti o pochissimo sviluppate nei babbuini. Nei laboratori di ricerca le grandi
antropomorfe sono state in grado di imparare un linguaggio di segni e di riconoscersi
allo specchio, indice di consapevolezza di sé che non è mai stato
dimostrato nelle altre scimmie.
Per quanto l'essere passati allo scimpanzé come pietra di paragone dell'evoluzione
umana abbia rappresentato un grande passo avanti, c'era almeno un aspetto del modello
precedente che non aveva bisogno di essere rettificato: la superiorità maschile
rimaneva lo stato naturale delle cose. Sia nei babbuini, sia negli scimpanzé,
sia negli umani, i maschi sono decisamente dominanti sulle femmine: essi regnano in modo
supremo, e spesso brutale. È molto insolito che un maschio di scimpanzé pienamente
adulto si lasci dominare da una femmina.
Ma ecco che entra in scena il bonobo. Nonostante il loro nome diffuso - quello di
scimpanzé pigmeo - i bonobo non si distinguono in modo evidente dallo scimpanzé
per le loro dimensioni, I maschi adulti della più piccola tra le sottospecie
di scimpanzé pesano in media 43 chilogrammi e le femmine 33, più o meno
quanto i bonobo. E benché le femmine di bonobo siano considerevolmente
più piccole dei maschi, sembrano comandare.
Le scimmie aggraziate
Da un punto di vista fisico, il bonobo è diverso dallo scimpanzé tanto
quanto un Concorde è diverso da un Boeing 747. Non per offendere gli
scimpanzé, ma i bonobo hanno decisamente più stile. Il bonobo, con le
sue lunghe gambe, la testa piccola sulle spalle sottili, ha una costituzione più
gracile di quella dello scimpanzé. Le sue labbra sono rosse sulla pelle nera,
le orecchie sono piccole, e le narici ampie quasi come quelle del gorilla. Questi
primati hanno anche la faccia più piatta, con la fronte più alta di
quella dello scimpanzé, e - in cima a tutto - una simpatica capigliatura di
pelo lungo, sottile e nero con una netta scriminatura nel mezzo.
Come le femmine di scimpanzé, anche quelle di bonobo allattano e trasportano
i loro figli fino all'età di cinque anni. Verso i sette, i piccoli entrano
nell'adolescenza. Le femmine in libertà partoriscono per la prima volta a
tredici o quattordici anni, raggiungendo la piena età adulta attorno ai quindici.
Non si conosce con certezza la longevità dei bonobo, ma, giudicando dal paragone
con gli scimpanzé, si pensa che possano vivere oltre i quarant'anni in natura,
e fino ai sessanta in cattività.
La frutta è l'elemento centrale dell'alimentazione sia per i bonobo sia per gli
scimpanzé in libertà. I primi integrano la dieta con il midollo di piante
erbacee, i secondi aggiungono la carne. Anche se i bonobo mangiano invertebrati, e
occasionalmente catturano e mangiano piccoli vertebrati, mammiferi compresi, la loro
dieta sembra contenere relativamente poche proteine animali. A differenza degli
scimpanzé, non sono mai stati osservati cacciare piccole scimmie.
Mentre gli scimpanzé fanno uso di una ricca gamma di tecniche per procurarsi
il cibo - che vanno dall'uso di pietre per rompere i gusci di noce, a quello di
bastoncini per pescare formiche e termiti dai loro nidi - l'uso di strumenti tra i
bonobo sembra pochissimo sviluppato in natura (mentre in cattività imparano
a usarli molto abilmente). Intelligenti, a quanto pare, quanto gli scimpanzé,
i bonobo hanno inoltre un temperamento molto più sensibile. Durante i
bombardamenti della città di Hellabrun, in Germania, nel corso della seconda
guerra mondiale, tutti i bonobo di uno zoo nelle vicinanze morirono per lo spavento
dovuto al fragore; agli scimpanzé non accadde nulla.
I bonobo sono anche creativi nel gioco. Ho osservato dei bonobo in cattività
impegnati a giocare a mosca cieca. Uno si copre gli occhi con delle foglie di banano,
o con un braccio, o premendosi sugli occhi con le dita, barcolla in giro per l'area
di gioco, scontrandosi con gli altri o quasi cadendo. Sembra sforzarsi di imporsi
una regola: non posso guardare fino a che non perdo l'equilibrio. Anche altre scimmie
fanno questo gioco, ma non l'ho mai visto compiere con tanto impegno e concentrazione
come tra i bonobo.
I giovani sono inguaribilmente giocosi, e amano fare espressioni buffe, a volte
impegnati in lunghe pantomime solitarie, a volte facendo il solletico agli altri.
I bonobo sono, tuttavia, più controllati nell'esprimere le loro emozioni - che
si tratti di gioia, dolore, eccitazione o rabbia - di quanto non siano gli estroversi
scimpanzé. Gli scimpanzé maschi si producono spesso in esibizioni
spettacolari della loro forza, lanciando sassi, spezzando rami e sradicando piante.
Vanno avanti in queste rumorose scenate per parecchi minuti, durante i quali gli
altri membri del gruppo se ne stanno prudentemente alla larga. I bonobo maschi,
invece, si limitano di solito a mettersi in mostra con delle brevi corse, durante
le quali si trascinano dietro qualche ramo. Entrambe le specie manifestano emozioni
e intenzioni per mezzo di espressioni facciali e di gesti delle mani, molti dei
quali sono presenti anche nella comunicazione non verbale degli umani. Per esempio,
un bonobo chiederà del cibo a chi lo possiede stendendo la mano aperta (o
qualche volta il piede!), e facendo il broncio ed emettendo suoni piagnucolosi se
la richiesta viene ignorata. Ma i bonobo hanno suoni molto diversi da quelli degli
scimpanzé. Il ben noto ululato basso e prolungato di questi ultimi si
distingue bene dai richiami piuttosto netti e acuti del bonobo.
Fare l'amore, non la guerra
Il mio interesse per i bonobo non derivava da una personale inclinazione per il loro
fascino, ma dalle mie ricerche sul comportamento aggressivo nei primati. Ero
particolarmente incuriosito da quello che succede dopo i conflitti. Dopo che due
scimpanzé si sono battuti, ad esempio, può accadere di vederli riavvicinarsi
per scambiarsi un abbraccio, o un bacio sulla bocca. Presumendo che quei gesti
servissero per ristabilire pace e armonia, li ho chiamati comportamenti di riconciliazione.
Tutte le specie che presentano sia legami stretti sia potenzialità di conflitto
hanno bisogno di tali meccanismi conciliatori. Pensando a quanti matrimoni finirebbero
male se gli esseri umani non disponessero di alcun modo per riparare quando si fanno
del male l'un l'altro, decisi di indagare sugli stessi meccanismi in diversi primati,
bonobo compresi. Per quanto mi aspettassi di vedere anche queste scimmie fare pace,
tuttavia, non ero molto preparato alle modalità di pacificazione che avrei visto.
Per la mia ricerca, che cominciò nel 1983, scelsi lo zoo di San Diego. All'epoca,
esso ospitava la più numerosa colonia di bonobo in cattività al mondo:
dieci individui, suddivisi in tre gruppi. Passai giornate intere davanti al recinto,
con una videocamera che veniva accesa al momento dei pasti. Non appena i custodi si
avvicinavano al recinto portando del cibo, tutti i maschi avevano delle erezioni.
Prima ancora che il cibo venisse gettato all'interno dell'area, bonobo cominciavano
a richiamarsi l'un l'altro per fare sesso: i maschi invitavano le femmine, e queste
invitavano sia i maschi sia le altre femmine.
Il sesso, come emerse da quello studio, è la chiave dell'intera vita sociale
del bonobo. Le prime intuizioni che il comportamento sessuale del bonobo fosse diverso
da quello di tutte le altre specie erano arrivate da osservazioni compiute in giardini
zoologici europei. Ammantando le loro conclusioni con un pudico latino, i primatologi
Eduard Tratz e Heinz Heck riportarono nel 1954 che gli scimpanzé di Hellabrun
si accoppiavano
more canum, mentre i bonobo
more hominum. A quei tempi,
la posizione faccia a faccia era considerata qualcosa di esclusivamente umano, anzi
un'innovazione culturale che doveva essere insegnata alle popolazioni primitive (da
cui il termine di "posizione del missionario". Questi primi studi, scritti in tedesco,
furono ignorati dalla comunità scientifica internazionale. La sessualità
"umana" del bonobo avrebbe dovuto essere riscoperta negli anni Settanta, prima di
essere accettata come una caratteristica della specie.
I bonobo si eccitano sessualmente con estrema facilità, ed esprimono questa
eccitazione con una grande varietà di posizioni di accoppiamento e di contatti
sessuali. Laddove gli scimpanzé non adottano quasi mai la posizione faccia a
faccia, i bonobo in libertà lo fanno circa una volta su tre. Inoltre,
l'orientamento frontale della vulva e del clitoride nel bonobo suggerisce fortemente
l'idea che i genitali femminili siano adattati proprio per quella posizione.
Un'altra somiglianza con gli umani è nella prolungata recettività
sessuale della femmina. La fase di gonfiore dei genitali femminili, resa evidente
da un rigonfiamento rosa che segnala la disponibilità ad accoppiarsi, persiste
nel bonobo per una parte del ciclo molto più lunga che nello scimpanzé.
Invece di esserlo solo per pochi giorni per ciclo, la femmina di bonobo è
quasi sempre sessualmente attraente e attiva.
Il comportamento sessuale più tipico del bonobo, mai documentato in nessun
altro primate, è probabilmente il
genito-genital rubbing tra femmine adulte.
Una femmina rivolta verso un'altra si appiglia con braccia e gambe alla compagna che,
sostenendosi con tutti e quattro gli arti a terra, la solleva dal suolo. Le due
femmine quindi strofinano insieme i loro rigonfiamenti genitali muovendosi lateralmente,
producendosi in smorfie e strilli che sono probabilmente indice di sensazioni orgasmiche
(esperimenti di laboratorio condotti sui macachi tibetani hanno dimostrato che le
donne non sono le uniche femmine di primate capaci di orgasmo fisiologico). Anche i
bonobo maschi possono intrattenersi in forme di pseudoaccoppiamento, ma solitamente
preferiscono un'altra variante. In piedi, schiena contro schiena, un maschio strofina
velocemente il suo scroto contro il fondoschiena dell'altro. Praticano anche il
cosiddetto
penis-fencing, in cui due maschi si fronteggiano appesi ai rami
strofinando insieme i loro membri eretti.
La varietà dei contatti erotici tra i bonobo include sporadicamente il sesso
orale, il massaggio dei genitali altrui e intensi baci di lingua. Tutto questo potrebbe
dare l'impressione di una specie patologicamente ipersessuata, ma devo invece precisare,
dopo centinaia di ore passate ad osservare i bonobo, che la loro attività
sessuale è piuttosto casuale e rilassata. Sembra trattarsi di una componente
completamente naturale della loro vita di gruppo. Come gli umani, i bonobo fanno
sesso occasionalmente, non certo in continuazione Per di più, con la durata
media di un accoppiamento di appena 13 secondi, il contatto sessuale tra i bonobo
è molto rapido secondo gli standard umani.
Che il sesso sia legato al nutrimento, e che sia usato per facilitare la condivisione
di cibo, è stato osservato non solo negli zoo, ma anche in natura. Nancy
Thompson-Handler, che allora lavorava per la State University of New York a Stony
Brook, osservò i bonobo nella regione forestale di Lomako, nel Congo, fare sesso non
appena entrati in una macchia di alberi pieni di fichi maturi, oppure quando uno di
loro aveva catturato una preda, come una antilope nana della foresta. Lo scambio di
contatti sessuali durava dai cinque ai dieci minuti, dopo i quali le scimmie si
rilassavano e consumavano il cibo. Una spiegazione per questa attività
sessuale al momento di nutrirsi potrebbe essere l'idea che l'eccitazione sollevata
dal cibo si traduca in impulso sessuale. Ma la causa reale è probabilmente
un'altra: la competizione. Ci sono almeno due ragioni per credere che l'attività
sessuale sia la strategia del bonobo per evitare conflitti.
Innanzi tutto, qualunque cosa, e non solo il cibo, che risvegli contemporaneamente
l'interesse di più di un individuo, tende a sfociare in un contatto sessuale.
Se due bonobo si avvicinano a una scatola di cartone che è stata gettata nel
loro recinto, si montano velocemente prima di cominciare a giocarci. Tali situazioni
portano a liti rumorose nella maggior parte delle altre specie. Ma i bonobo sono
piuttosto tolleranti, forse perché usano il sesso per distrarre l'attenzione
e sciogliere le tensioni. In secondo luogo, il sesso si manifesta spesso tra i
bonobo in contesti aggressivi che nulla hanno a che fare con il cibo. Un maschio
geloso può cacciarne via un altro dalle vicinanze di una femmina, ma poi i due
maschi si riavvicinano e si strofinano i testicoli. Oppure, dopo che una femmina
ha aggredito un piccolo, la madre di questo può minacciare l'importuna, e questa
azione è immediatamente seguita da uno strofinamento genitale tra le due adulte.
Mi è capitato di osservare un piccolo maschio, Kako, che bloccava
involontariamente la strada a una femmina adolescente un po' più grande di lui,
Leslie, impedendole di muoversi lungo un ramo. Leslie cominciò a spingerlo; Kako, che
non si sentiva molto sicuro sugli alberi, rafforzava la presa, facendo smorfie di
nervosismo. Leslie cominciò allora a mordicchiargli la mano, probabilmente per
allentare la presa; Kako lanciò un verso acuto e rimase immobile. Alla fine, Leslie
strofinò la sua vulva contro le spalle di lui; questo gesto sembrò calmarlo, e lui
cominciò a muoversi lungo il ramo. Era come se Lesile fosse andata molto vicina a
usare la violenza, ma avesse invece rassicurato se stessa e l'altro attraverso un
contatto sessuale.
Nel corso delle riconciliazioni, i bonobo usano lo stesso repertorio sessuale che
mostrano quando è ora di mangiare. Il mio studio, basato sull'analisi di
molti episodi simili, portò la prima prova convincente che il comportamento sessuale
fosse un meccanismo per evitare l'aggressività. Non che quella funzione sia
del tutto assente in altri animali - o, se è per questo, negli umani - ma si
può ben dire che l'arte della riconciliazione sessuale abbia raggiunto il suo vertice
evolutivo tra i bonobo. Per questi animali, il comportamento sessuale è
indistinguibile da quello sociale. Date le sue funzioni di pacificazione e di
mediazione, non sorprende che tra i bonobo il sesso avvenga in così tante
combinazioni di partner differenti, comprese quelle tra adulti e giovani immaturi.
Il bisogno di coesistenza pacifica non è limitato, ovviamente, alle coppie
di adulti eterosessuali.
Alleanze femminili
Oltre a mantenere l'armonia, il sesso gioca un ruolo importante anche nella creazione
della singolare struttura sociale del bonobo. Questa funzione del sesso è
diventata evidente quando si sono studiati i bonobo in libertà. La ricerca
sul campo, in quest'ambito, è iniziata solo a metà degli anni Settanta,
oltre dieci anni dopo i più importanti studi sugli scimpanzé. In termini
di continuità e di risorse umane investite, i programmi di studio sugli
scimpanzé di Jane Goodall e di Toshisada Nishida, entrambi in Tanzania,
restano ineguagliati. Ma la ricerca sui bonobo condotta da Takayoshi Kano e da
altri colleghi dell'università di Kyoto a Wamba, nel Congo, va avanti ormai
da vent'anni, e sta cominciando a dare gli stessi frutti.
Sia i bonobo sia gli scimpanzé vivono in società definite
a fissione-fusione. Le scimmie si spostano da sole o in piccoli gruppi di pochi
individui alla volta, la composizione dei quali cambia continuamente. Diversi
bonobo che si muovono insieme nella foresta durante il giorno possono incontrare
un altro gruppo; dopo di che, un membro del primo gruppo si unisce all'altro,
lasciando i compagni a continuare a cercare cibo insieme. Tutte le associazioni,
tranne quelle tra madri e figli piccoli, sono temporanee. Inizialmente questa
fluidità lasciò perplessi i ricercatori, portandoli a chiedersi se queste
scimmie formassero o no gruppi sociali con ruoli stabili. Nishida, dopo anni di
osservazione degli spostamenti degli scimpanzé nelle montagne di Mahale,
fu il primo a documentare che essi formano grandi comunità: in ognuna di
esse, tutti i membri si mescolano continuamente in gruppetti sempre variabili, ma
membri di due comunità diverse non si raccolgono mai insieme. In seguito,
la Goodall aggiunse a questa descrizione l'aspetto del controllo territoriale. Il
che vuol dire che non solo le comunità non si mescolano, ma gli scimpanzé
maschi di comunità diverse si scontrano in battaglie anche mortali.
Sia tra i bonobo sia tra gli scimpanzé, i maschi rimangono nel gruppo in cui
sono nati, mentre le femmine tendono a migrare al momento dell'adolescenza. Di
conseguenza, i maschi più anziani di un gruppo conoscono fin dalla nascita
tutti i maschi più giovani di loro; le femmine, invece, si trasferiscono in
un gruppo estraneo, spesso ostile, in cui possono anche non conoscere nessuno. Una
differenza essenziale tra scimpanzé e bonobo è il modo in cui queste
giovani femmine si integrano nella nuova comunità.
All'arrivo nella nuova comunità, le giovani femmine di bonobo di Wamba
individuano una o due tra le femmine adulte che vi appartengono stabilmente, per
stabilire con loro un rapporto speciale, per mezzo di frequenti GG rubbing e
contatti fisici. Se queste contraccambiano, si stabiliscono legami stretti, e la
nuova giovane femmina viene gradualmente accettata nel gruppo. Dopo aver messo al
mondo il primo figlio, la sua posizione diviene più stabile e centrale; in
seguito, il ciclo si ripete con nuove giovani migranti, che a loro volta cercheranno
di stabilire buoni rapporti con la femmina ormai stabilita nel gruppo. Il sesso,
dunque, facilita l'ingresso della nuova arrivata nella comunità delle femmine,
che è molto più unita tra i bonobo che tra gli scimpanzé.
I bonobo maschi rimangono strettamente legati alle madri per tutta la vita, seguendole
attraverso la foresta e rimanendo dipendenti dalla loro protezione in caso di scontri
con altri maschi. Di conseguenza, i maschi di più alto rango di una comunità
di bonobo tendono a essere i figli delle femmine più autorevoli.
Che differenza con gli scimpanzé! I maschi di scimpanzé combattono le
loro battaglie, spesso confidando nell'alleanza di altri maschi. Inoltre, gli
scimpanzé adulti si muovono insieme in gruppi composti esclusivamente da
maschi, toccandosi di frequente e ripulendosi reciprocamente il pelo (ciò che gli
esperti chiamano
grooming). I maschi formano una gerarchia sociale separata, con un
alto livello sia di collaborazione, sia di competizione. Data la necessità di
fare fronte comune contro i maschi di altri gruppi, la cosa non sorprende: non
riuscire a stabilire un'alleanza solida può significare la perdita di vite e di
territorio. Il pericolo naturale dell'essere maschio è riflesso in modo
evidente nella distribuzione per sesso degli scimpanzé adulti, in cui la
popolazione maschile è notevolmente più scarsa di quella femminile.
Scontri seri tra gruppi di bonobo in libertà sono stati osservati, ma sembrano
molto rari. Al contrario, sono stati documentati episodi di mescolamento pacifico, che
includono sesso e contatti fisici reciproci, tra membri di quelle che appaiono
chiaramente essere comunità diverse. Il fatto che i combattimenti tra gruppi
diversi siano veramente rari può spiegare la scarsa importanza delle associazioni
esclusivamente maschili. Piuttosto che sui legami maschili, la società dei
bonobo sembra fondata sui legami tra femmine; addirittura, i maschi adulti che contano
più sulle proprie madri che su altri maschi. Non fa meraviglia che Kano chiami
le madri "il nucleo" della società dei bonobo.
I legami tra bonobo femmine violano una regola largamente generale, sottolineata
dall'antropologo di Harvard Richard W. Wrangham: è il sesso che rimane nel
gruppo di nascita a sviluppare i più stretti legami interni. I legami stretti
tra scimpanzé maschi conseguono naturalmente dal fatto che questi rimangano
nella comunità in cui sono nati. La stessa cosa avviene per i legami femminili
che si osservano tra altre scimmie africane e asiatiche, come babbuini e macachi,
in cui sono i maschi a cambiare gruppo.
I bonobo sono unici, riguardo al fatto che i soggetti del sesso abituato a migrare,
quello femminile, stabiliscano in età adulta forti legami con individui
sconosciuti dello stesso sesso. Nello stabilire questa sorellanza artificiale, si
può dire che i bonobo mettano in opera un
legame secondario (si chiamano normalmente
legami primari quelli di parentela). Per quanto noi siamo al corrente di come questo
avvenga - attraverso l'uso dei contatti sessuali e del grooming), non sappiamo ancora
perché bonobo e scimpanzé siano tanto diversi da questo punto di vista.
La risposta può stare nei differenti ambienti ecologici delle due specie e
nell'abbondanza e nella buona qualità di cibo a disposizione nella foresta.
Ma non è certo che questa spiegazione sia sufficiente.
La società dei bonobo, d'altra parte, non è solo centrata sulle femmine,
ma appare anche essere dominata dalle femmine. Gli esperti in materia, per quanto
abbiano sospettato a lungo questa realtà, sono stati riluttanti ad ammettere
pubblicamente questa controversa scoperta. Ma nel 1992, al quattordicesimo Congresso
della International Primatological Society a Strasburgo i ricercatori, sia che si
occupassero di bonobo in cattività, sia di quelli in libertà, presentarono
dei risultati che lasciavano ben poco spazio alle contestazioni.
Amy R. Parish, dell'Università della California, riportò i risultati dei suoi
studi su gruppi di scimpanzé e bonobo di uguale composizione (un maschio e due
femmine adulti) allo zoo di Stoccarda. Agli animali veniva messo a disposizione del
miele che si doveva estrarre da un "termitaio" artificiale, per mezzo di bastoncini
da inserire in un foro. Appena il miele era accessibile, lo scimpanzé maschio
faceva una delle sue scenate di sfida in giro per il recinto, e reclamava ogni cosa
per sé. Solo dopo essersi saziato lasciava avvicinare le femmine. Nel gruppo
dei bonobo, erano le femmine ad avvicinarsi per prime. Dopo essersi lasciate andare
a un po' di GG rubbing, si nutrivano insieme, alternandosi praticamente senza nessuna
competizione tra le due. Il maschio poteva fare tutti gli atti di minaccia che voleva:
le femmine non si lasciavano intimidire e ignoravano la scenata.
I ricercatori che hanno osservato i bonobo nel parco di Planckendael, in Belgio, che
ospita la colonia di bonobo in condizioni più simili a quelle naturali, riferiscono
conclusioni simili. Se un bonobo maschio tenta di infastidire una femmina, tutte le
femmine si schierano assieme per cacciare via l'importuno. Dato che le femmine, quando
sono in gruppo, sembrano avere più successo nel dominare i maschi che quando
stanno da sole, la loro stretta vicinanza e i frequenti contatti sessuali potrebbero
rappresentare un modo per stabilire alleanze. Le femmine possono unirsi per competere
con i maschi, che individualmente sarebbero più forti. Il fatto che non si
comportino così solo in cattività è evidente nelle conclusioni
dello zoologo Takeshi Furuichi sulle relazioni tra i sessi a Wamba, sito in cui i
bonobo vengono attratti a uscire dalla foresta fornendo loro canne da zucchero.
Solitamente, i maschi giungono per primi al luogo di distribuzione del cibo, ma
rinunciano immediatamente alle postazioni privilegiate appena arrivano le femmine.
Sembra quasi che i maschi arrivino prima non perché siano dominanti, ma
perché hanno bisogno di mangiare qualcosa prima che sopraggiungano le femmine",
riportava Furuichi ad un congresso a Strasburgo.
Occasionalmente, la funzione del sesso in relazione al cibo è portata ancora
oltre, situando i bonobo molto vicino agli umani nel loro comportamento. Alcuni
antropologi - tra cui C. Owen Lovejoy della Kent State University and Helen Fisher
della Rutgers University Occasionally - hanno ipotizzato che nella nostra specie il
sesso sia parzialmente separato dalla riproduzione perché è utile per
cementare tra maschi e femmine relazioni vantaggiose per entrambi. La capacità
della femmina umana di accoppiarsi in qualunque momento del proprio ciclo, e il suo
forte istinto sessuale, le hanno permesso di scambiare favori sessuali con l'impegno
del maschio e con le sue cure alla prole, dando origine in tal modo alla famiglia nucleare.
Si pensa che questa soluzione sia stata favorita dall'evoluzione, perché
permette alle donne di allevare più figli di quanti potrebbero allevarne se
stessero da sole. Anche se chiaramente i bonobo non stabiliscono le relazioni
eterosessuali esclusive come quelle che sono caratteristiche della nostra specie,
il loro comportamento rispecchia elementi importanti di questo modello. Una femmina
di bonobo mostra recettività sessuale prolungata e usa il sesso per ottenere
i favori del maschio quando è troppo in basso nella gerarchia sociale -
solitamente, a causa della giovane età - per dominarlo.
Allo zoo di San Diego, ho osservato la femmina Loretta che, quando era in uno stato
sessualmente attraente, non esitava a corteggiare il maschio adulto del gruppo,
Vernon, se questo era in possesso di cibo. Si avvicinava, si accoppiava con lui,
e lanciava richiami acuti prendendo possesso del suo intero mucchio di foglie e rami.
Quando invece Loretta non aveva i genitali rigonfi, aspettava fino a che Vernon non
prendeva l'iniziativa di condividere il cibo. Il primatologo Suehisa Kuroda ha osservato
"scambi" simili tra i bonobo in libertà a Wamba: "Una giovane femmina si era
avvicinata a un maschio che stava mangiando della canna da zucchero; si accoppiarono
in breve tempo, dopo di che la femmina prese uno dei due pezzi di canna che lui aveva,
e se ne andò".
Malgrado questi rapporti tra i due sessi, non esiste alcun indizio che i bonobo
formino famiglie nucleari simili a quelle umane. Il peso dell'allevamento dei figli
sembra gravare esclusivamente sulle spalle della madre. Probabilmente, la famiglia
nucleare è incompatibile con il singolare uso del sesso che si osserva tra i
bonobo. Se i nostri antenati fossero partiti con una vita sessuale simile a quella
dei bonobo, l'evoluzione della famiglia avrebbe richiesto mutamenti enormi. La famiglia
umana implica il coinvolgimento paterno, che è improbabile che si sviluppi a
meno che i maschi non siano ragionevolmente certi di occuparsi della propria prole e
non di quella di qualcun altro. Nella società dei bonobo questa garanzia è
completamente assente, mentre gli umani difendono l'integrità della loro
unità familiare per mezzo di restrizioni morali e tabù di ogni genere.
Perciò, per quanto la nostra specie sia caratterizzata da uno straordinario interesse
per il sesso, non esistono società umane in cui ci si precipiti a fare sesso al
solo veder cadere un cappello (o una scatola di cartone, come abbiamo visto). Il senso
di vergogna e il desiderio di riservatezza domestica sono concetti tipicamente umani,
legati all'evoluzione e all'influsso culturale della famiglia. Eppure, nessun grado
estremo di moralizzazione può far scomparire il sesso da tutti gli ambiti della vita
umana che non abbiano a che fare con la famiglia nucleare. Le singolarità
comportamentali dei bonobo potrebbero aiutarci a capire il ruolo del sesso nella
società umana, con serie implicazioni sui suoi modelli.
Immaginiamo per un attimo di non aver mai sentito parlare di babbuini o di scimpanzé,
e di aver conosciuto prima i bonobo. Attualmente penseremmo che i primi ominidi vivessero
in società incentrate sulla femmina, in cui il sesso svolgeva un'importante
funzione sociale, e in cui la violenza era assente o rarissima. In definitiva, quindi,
la più fedele ricostruzione del nostro passato dovrebbe probabilmente essere
fondata non sugli scimpanzé, e nemmeno sui bonobo, ma su un confronto approfondito
tra scimpanzé, bonobo e umani.
L'organizzazione sociale nelle varie specie di primati
BONOBO
Le comunità dei bonobo sono pacifiche e generalmente egualitarie. I legami
sociali più profondi sono quelli tra femmine, per quanto le femmine stringano
legami anche con i maschi. Lo status sociale di un maschio dipende da quello della
madre, alla quale rimane strettamente legato per tutta la vita.
SCIMPANZÉ
Nei gruppi di scimpanzé i legami più forti si stabiliscono tra maschi,
al fine di andare a caccia e di proteggere il territorio della comunità. Le
femmine vivono in aree sovrapposte all'interno di questo territorio, ma non stringono
legami molto forti tra loro, né con un particolare maschio.
GIBBONI
I gibboni stabiliscono relazioni monogame e paritarie, e ogni coppia mantiene un
proprio territorio da cui le altre sono escluse.
UMANI
La società umana è la più variegata tra tutte le società
di primati. I maschi si uniscono per imprese collettive, ma anche le femmine stringono
legami tra loro. Monogamia, poliginia e poliandria sono tutte presenti in evidenza.
GORILLA
L'organizzazione sociale del gorilla offre un chiaro esempio di poligamia. Solitamente,
un singolo maschio mantiene un territorio per il proprio gruppo familiare, che include
diverse femmine. I legami più forti sono quelli tra il maschio e le sue compagne.
ORANGUTAN
Gli oranghi conducono vita solitaria, con scarsi legami sociali evidenti. Gli oranghi
maschi tendono a essere intolleranti l'uno verso l'altro. Un singolo maschio, nelle
sue condizioni migliori, si conquista un ampio territorio, all'interno del quale vivono
diverse femmine. Ogni femmina ha la sua zona privata, separata da quella delle altre.